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Eleonora Diamanti est doctorante en sémiologie à l’Université du Québec à Montréal.

« Printemps érable » o quando gli studenti diventano il motore del cambiamento sociale

Di Eleonora Diamanti | Université du Québec à Montréal

La primavera canadese sta diventando sempre più calda. Da 108 giorni la maggior parte degli studenti del Québec sono in sciopero per protestare contro l’aumento delle tasse universitarie del 75%. Aumento che si aggiunge alla già salata somma che si paga nella “Belle Province”, e ancor più nel resto del Canada e negli Stati Uniti, per accedere a quella che non dovrebbe essere una merce ma un diritto: l’educazione.

Il Québec, piccola isola francofona in un mare anglofono, mantiene quel poco che rimane del senso del bene comune e della collettività in Nord America. Lo sciopero ha dato vita ad una coesione, una creatività, una socializzazione senza precedenti grazie ad una forte organizzazione associativa. Uno sviluppo di un pensiero critico, costruttivo e produttivo che ha portato gli studenti non solo a opporsi all’aumento delle tasse facendo proposte concrete, ma ad aprire possibilità, la possibilità di pensare l’educazione come un bene comune per la società piuttosto che come una merce da pagare e per cui indebitarsi. In media qui gli studenti si indebitano di 15,000 – 20,000$ solo per poter fare degli studi triennali, nel resto del Canada, e soprattutto negli Stati Uniti, il debito raggiunge cifre astronomiche, tanto che si inizia a parlare di bolla speculativa proprio per il debito che gli studenti statunitensi si ritrovano sulle spalle una volta usciti dall’università.

Purtroppo il governo in carica, il partito liberale rappresentato dal primo ministro Jean Charest, sta facendo orecchie da mercante alla voce dei giovani e non ha colto quella scintilla di cambiamento e di progresso che li anima. La chiusura ferma del governo ha reso la protesta più radicale che mai, fino ad arrivare a promulgare una legge speciale il 18 maggio scorso, la “Loi 78”, comunemente chiamata “loi matraque” (legge manganello), che impedisce i diritti fondamentali di manifestare liberamente il proprio pensiero. La legge, criticata da molti tra cui Amnesty International del Canada francofono,

vieta le manifestazioni spontanee e sanziona, tra l’altro, chi organizza o partecipa a una manifestazione di più di cinquanta persone senza avvertire le forze dell’ordine otto ore prima dandone un itinerario che può essere modificato a piacimento da queste ultime; ritiene le associazioni responsabili di infrazioni commesse anche solo da individui facenti parte dell’associazione stessa, con multe fino a 125,000$, minando qualsiasi principio associativo, e prevede sanzioni salate a individui o associazioni che sostengono la protesta, addirittura attraverso twitter, ha fatto intendere la ministra dell’educazione Michelle Courchesne in un suo intervento all’Assemblea nazionale durante il dibattito per l’adozione della legge.

La legge ha generato un clima d’intimidazione e paura, ma anche, e soprattutto, sdegno. Subito dopo la sua entrata in vigore, la brutalità e l’arbitrarietà degli interventi della polizia sono andate aumentando, tra i più gravi un ragazzo ha rischiato la vita e due hanno perso l’uso di un occhio per non enumerare le centinaia di feriti. La sera del 23 maggio quasi 700 persone sono state arrestate, di cui 518 a Montréal e 176 a Québec City, il più grande arresto di massa mai visto in città, di persone che per la maggior parte manifestavano pacificamente. In totale, durante questi quattro mesi di sciopero, più di 2,000 persone sono state arrestate, alcune detenute e la maggior parte rilasciate con multe fino a 600$.

Nonostante ciò, il movimento si è rinforzato, la legge ha fatto scendere nelle strade molte più persone, anche coloro che non appoggiano il movimento studentesco ma che si sentono privati di un diritto fondamentale, quello di esprimere il proprio pensiero. Alle manifestazioni giornaliere che gli studenti mettono in campo da oramai 108 giorni, camminando quotidianamente in media 15-20 chilometri e attraverso molte altre attività creative, si sono aggiunti i professori, i cittadini scontenti, gli avvocati contrari alla legge, le “mères en colère et solidaires” e les “têtes blanches au carré rouge”. Xavier Dolan giovane regista monrealese ha partecipato al festival di Cannes mostrando con fierezza il suo quadrato rosso, simbolo della protesta, così come gli Arcade Fire, band di fama internazionale formatasi a Montréal, durante la loro esibizione al Saturday Night Live lo scorso 19 maggio.

Martedi 22 maggio, si è tenuta la manifestazione per celebrare i 100 giorni di sciopero, “100 jours de grève, 100 jours de mépris, 100 jours de résistance”: una marea umana di centinaia di migliaia di persone, almeno 250,000, ha invaso la città di Montréal. Contemporaneamente delle manifestazioni di supporto internazionale si sono tenute a New York, Parigi e in altre parti del mondo.

Da martedì sera si è messo in moto il movimento “Les casseroles du Québec contre la loi 78”, seguendo l’esempio del Cile e dell’Argentina, dalle venti in punto si esce in strada, sul balcone o alla finestra, si fanno risuonare pentole, mestoli e cucchiai. Ogni sera in quasi tutti i quartieri della città si può assistere a un gran concerto di tintinnii e parate spontanee di cittadini che si oppongono alla legge, e nella pratica, disobbediscono. Le forze dell’ordine si sono viste costrette a tollerare l’infrazione della nuova legge vista la quantità di gente di tutte le età nelle strade, suggellandone l’inapplicabilità.

Le associazioni studentesche, di comune accordo con altre settanta organizzazioni sindacali, comunitarie e ambientaliste, tra cui la Fédération québécoise des professeures et professeurs d’université, hanno portato la legge in tribunale tacciandola di anticostituzionalità.

Se il movimento popolare e delle coscienze è in pieno risveglio in quello che è stato rinominato il “Printemps érable”, ispirandosi alla Primavera araba e al simbolo canadese, la foglia d’acero, la politica quebecchese è in fase d’ibernazione. A un primo rifiuto di negoziare l’aumento delle tasse, il governo si è visto costretto a cedere data la pressione sociale. Le trattative tra la ministra dell’educazione e i rappresentanti delle associazioni studentesche, che hanno proposto una contro-offerta, sono riprese lunedì 28 maggio e proseguiranno nei giorni a venire, sperando che la costanza, la caparbietà, la creatività, l’impegno, il coraggio e lo spirito critico degli studenti québécois diano i loro frutti e inspirino tanti altri.

Una prima versione di questo articolo è stata pubblicata su Indymedia.

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